Ferrara – StemmaFERRARA
(Fràra [‘fra:ra])

pronunciato in dialetto ferrarese, è un
Comune Italiano di 133.967 abitanti,
capoluogo dell’omonima provincia
in Emilia-Romagna.

 

LA MARATONA DI FERRARA, CITTA’ PATRIMONIO DELL’UMANITA’

Ferrara è un meraviglioso esempio di città rinascimentale, “la prima città moderna d’Europa”, con un centro storico intatto in cui è stato realizzato uno dei primi piani urbanistici dell’età moderna. La piena essenza della città è visibile nelle mura medievali, nel disegno della struttura urbana realizzata tra il ‘400 e il ‘500 dai Duchi d’Este, negli edifici originali tuttora esistenti e nell’impianto del centro storico ancora ottimamente preservato e facilmente “leggibile” dai visitatori.

Per questi motivi Ferrara è iscritta nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO sin dal 1995 e viene considerata “una delle rarissime opere d’arte urbanistiche della storia”, caratterizzata da una stretta unità fra la città medievale e quella costruita secondo i canoni dell’Umanesimo, tanto da non poter distinguere la città rinascimentale da quella precedente e successiva.

Gli Estensi pianificarono anche il paesaggio palustre del Delta del Po e lo trasformarono per mezzo di un’imponente opera di bonifica e con la creazione di un sistema di presìdi militari, fattorie ducali e sontuose residenze, le “Delizie”, circondate da giardini in cui si fondevano mirabilmente natura e arte.

Questa influenza della cultura rinascimentale sul paesaggio naturale ha portato l’UNESCO a estendere nel 1999 il suo patrocinio dalla città di Ferrara al suo Delta del Po, grazie al senso di unità che lega l’ordinata griglia delle vie cittadine alla rete di strade e canali che, attraversando le mura cinquecentesche, percorrono la campagna e le danno forma.

La maratona che si corre a Ferrara, i cui punti di partenza e di arrivo coincidono con il cuore pulsante della città, nelle immediate vicinanze del Castello, offre l’occasione per sfiorare con lo sguardo alcuni degli edifici storici e maggiormente rappresentativi della città.

Tra questi si incontra il Duomo Cattedrale, iniziato nel 12° secolo seguendo i canoni romanici ma con una certa sensibilità per il linguaggio gotico. Trecento anni dopo, nel periodo di maggiore splendore del dominio Estense, fu iniziata la costruzione del campanile, considerato un esempio precoce di architettura rinascimentale, che però non fu mai terminato a causa del passaggio di Ferrara allo Stato Pontificio nel 1589. L’abside della cattedrale fu oggetto di ampliamento alla fine del 15° secolo in concomitanza con l’Adduzione erculea, ossia l’estensione rinascimentale della città.

Proseguendo ci si imbatte nel Castello Estense, costruito alla fine del 14° secolo come fortezza militare e successivamente trasformato in dimora signorile e spazio per la corte, con continui abbellimenti interni ed ampliamenti. Anche questo edificio rappresenta uno squisito esempio dell’unità rinascimentale che caratterizza Ferrara in quanto alla fine del 15° secolo, sulla scia delle trasformazioni, divenne sede ducale e fu collegato con un corridoio coperto al Palazzo Ducale del 12°, che assunse funzione quasi esclusiva di abitazione delle principesse Estensi.

Poco dopo il “giro di boa” di metà percorso, dal 25° km, il tracciato della maratona costeggia il Po e attraversa la zona del delta del fiume, anch’esso Patrimonio Mondiale, in cui è possibile individuare alcuni resti di delizie estensi e la testimonianza dell’intervento di bonifica del territorio.

Verso la fine del percorso della maratona si può poi ammirare Palazzo Schifanoia, il cui nome deriva dall’espressione “schivar la noia”, fu costruito verso la fine del 14° secolo e appartiene al sistema delle residenze estensi suburbane dedicate allo svago. Verso la fine del secolo successivo fu ampliata e trasformata in residenza ducale. Il palazzo è noto a livello internazionale per gli splendidi affreschi del Salone dei Mesi che, insieme alla contemporanea Camera degli Sposi di Andrea Mantegna a Mantova, costituiscono il più importante ciclo di affreschi profani del Rinascimento.

E ancora la Palazzina di Marfisa d’Este che, costruita intorno al 1559, era collegata a Palazzo Bonaccossi da un ampio giardino e un boschetto e costituiva una delizia urbana. Fu l’ultima residenza estense a Ferrara, in cui visse Marfisa, figlia di Francesco d’Este, quando la corte si trasferì a Modena. Dal 1938 la palazzina ospita un museo.

LA CITTA’

Piazza Ariostea

Antica pianta di Ferrara.

Situata nella bassa pianura emiliana, la città di Ferrara sorge sulle sponde del Po di Volano, che separa la città medioevale dal primitivo borgo di San Giorgio e delimita il confine con i nuovi insediamenti contemporanei a sud delle mura. Ferrara gode di un periodo aureo quando nel Basso Medioevo e nel Rinascimento, sotto il governo della famiglia degli Este, viene trasformata in un centro artistico di grande importanza non solo italiano ma anche europeo, arrivando ad ospitare personalità come Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, Niccolò Copernico e Paracelso, Andrea Mantegna e Tiziano, Giovanni Pico della Mirandola e Pietro Bembo. Durante il Rinascimento a Ferrara si realizza una delle più importanti progettazioni urbanistiche della storia europea moderna, l’Addizione Erculea, il primo esempio di pianificazione ragionata degli spazi urbani, commissionata nel 1484 dal duca Ercole I d’Este (da cui prende il nome) all’architetto Biagio Rossetti. La nuova parte della città viene chiamata Arianuova, sia per la sua collocazione esterna al vecchio asse del castello medievale, sia perché connotata fino alla fine del XIX secolo da ampie aree verdi prive di edifici, dette “orti e giardini”, interne alle nuove possenti mura rossettiane. Grazie a quest’opera architettonica Ferrara viene considerata dagli studiosi la prima città moderna d’Europa.

Il Castello Estense. Protetto dall’UNESCO dal 1995.

Ferrara è antica sede universitaria (Università degli Studi di Ferrara) e sede arcivescovile (arcidiocesi di Ferrara-Comacchio). Ospita importanti centri culturali: la Pinacoteca Nazionale di palazzo dei Diamanti, il museo Archeologico Nazionale, il museo del Risorgimento e della Resistenza, il museo d’arte moderna e contemporanea Filippo de Pisis, il museo della Cattedrale, il museo Giovanni Boldini, il museo dell’ebraismo italiano e della Shoah e numerosi altri musei.

La città contemporanea poggia su un’economia basata sulla produzione agricola e industriale che ne fanno un centro di primaria importanza grazie alla presenza di numerosi impianti industriali presenti nell’area del petrolchimico e della piccola e media impresa. I settori più rappresentativi sono quelli della chimica industriale, dell’industria metalmeccanica, dell’elettrotecnica e dell’industria tessile e alimentare. Inoltre le reti stradali e ferroviarie la inseriscono all’interno del circuito commerciale sia regionale che nazionale grazie alla presenza di adeguate infrastrutture come l’autostrada A13, lo scalo merci della stazione ferroviaria e gli scali portuali situati a Pontelagoscuro che collegano la città al fiume Po e al mare Adriatico.

Il Duomo di Ferrara. Cattedrale.

Ferrara inoltre è uno dei pochi siti italiani in cui si faccia uso dell’energia geotermica per la produzione di acqua calda e calore che va ad alimentare la rete di teleriscaldamento della città.

IL TERRITORIO

Il territorio del Comune di Ferrara si estende su un’area totalmente, 405,16 km2, pianeggiante nella Pianura padana a qualche chilometro di distanza dal confine con la Regione Veneto, con la provincia di Rovigo a nord e con la provincia di Bologna a sud. L’area ferrarese è contraddistinta dal passaggio di numerosi canali di irrigazione e di scolo creati durante i secoli per garantire la depurazione del terreno e per facilitare gli insediamenti abitativi e produttivi. Il territorio pianeggiante ha una spiccata vocazione agricola e vi vengono esercitati anche l’allevamento e la pesca.

Il fiume Po (Foto Omaggio)

Il Fiume Pò visto dall’argine di Pontelagoscuro.

Senza argini e canali il territorio della provincia, e quello stesso della città, sarebbero in parte preminente coperti dalle acque. La pianura ferrarese soggiace al livello delle acque del Po che scorrono entro arginature imponenti a settentrione della città; fortunatamente il defluire delle sue acque permette lo sgombro della pianura dal ristagno permanente dei tensioattivi rilasciati dai fiumi appenninici emiliani che, altrimenti, ristagnerebbero nella depressione naturale costituita dalla pianura ferrarese. Se a settentrione della città corre, tra i suoi argini, il Po, a ponente si distendono i comprensori di Burana e della Valle di Santa Martina, naturalmente soggetti alla palude, e a levante i due grandi “polesini” di San Giovanni e di San Giorgio, per secoli grandi paludi. L’emergere di Ferrara dalle acque lo si deve all’opera di chi in passato l’ha governata dato che la particolarità del territorio ha costretto i regnanti ad attuare processi di bonificazione.
Considerata una delle più belle strade d’Europa: la famosa “Corso Ercole I° d’Este”
In questo ambito furono di fondamentale rilevanza le opere attuate da Borso, Ercole e Alfonso; furono anche bonificatori i pontefici che succedettero loro, tra i quali si ricordano gli interventi di Gregorio XIII, di Clemente VIII di Innocenzo X e di Benedetto XIV. Bonificatori debbono essere riconosciuti gli odierni tutori del territorio dato che devono fare fronte ad una serie di fenomeni fisici e geologici che congiurano all’abbassamento del territorio ferrarese sotto il livello del mare e imponendo così che gli impianti di bonifica siano sempre più potenti, efficienti e sicuri

IL CLIMA

L’inverno è rigido, poco piovoso e non mancano precipitazioni nevose di media entità, risultando comunque lievemente meno abbondanti di altre città dell’Emilia, a causa della particolare posizione geografica della città, situata in una sorta di conca, che consente un notevole ristagno d’aria; a causa di tale conformazione vi sono numerose giornate in cui l’aria fredda ristagna al suolo formando un cuscinetto gelido e umido che provoca, specie in presenza di nebbia, giornate rigidissime e freddo intenso.

Veduta sul fianco della Cattedrale.

Le basse pressioni, accompagnate dalla Bora, portano aria fredda e perturbata che entra dalla Porta della Bora o dalla Valle del Rodano causando periodi di marcato maltempo. Quando invece un’area di alta pressione si spinge verso il nord dell’Europa permangono condizioni di forte rigidità, dal momento che, sovente, in questa configurazione barica, soffia il buran, vento di origine artico-russa, che caratterizza giornate che possono risultare anche soleggiate, ma accompagnate da forti venti gelidi e temperature prossime allo zero anche nelle ore centrali del giorno, pronte a scivolare abbondantemente al di sotto dello zero durante la notte, portando così ad estese gelate notturne che possono permanere anche tutta la giornata. Nel mese di gennaio la temperatura minima si attesta su una media di -1 grado e la massima di circa +4 gradi, anche se spesso le minime possono raggiungere valori inferiori a -5 gradi e anche più bassi; la temperatura media del mese di gennaio è di +1,6 gradi.

Le estati sono calde e afose. L’afa è però spesso interrotta da temporali che rimescolano le masse d’aria portando ad un deciso abbassamento della temperatura. I temporali possono risultare anche violenti, soprattutto dopo lunghi periodi di caldo e, in tali occasioni, possono verificarsi grandinate anche di consistente intensità. Nel pieno della stagione estiva si possono verificare anche diverse settimane consecutive caratterizzate da sole e temperature elevate, questo grazie all’anticiclone delle Azzorre ed anche all’Anticiclone Africano; quando quest’ultimo si espande, si registrano infatti le temperature più calde.

L’autunno è fresco, umido e piovoso, a tratti decisamente rigido nella sua seconda parte, che detiene caratteristiche prettamente invernali; risulta inoltre particolarmente nebbioso aspetto caratteristico della pianura padana.

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Veduta del Parco Urbano “Bassani”

La primavera, stagione variabile e di transizione per eccellenza, offre a Ferrara i suoi mille volti: spesso infatti, nella sua prima parte, risulta essere una “coda” della stagione invernale risentendo ancora di correnti fredde, mentre con il procedere della stagione, diventa gradualmente mite e stabile ed invoglia spesso a percorrere podisticamente o con la bicicletta il centro cittadino e le mura rinascimentali.

LA STORIA

Fra il VII e l’VIII secolo, a causa delle continue invasioni barbariche che devastarono Voghenza, la sede vescovile venne spostata da Voghenza al Borgo San Giorgio, situato sulla riva destra del fiume Po, proprio in corrispondenza del castrum bizantino del VI secolo che si trovava sulla riva opposta. Questo primo insediamento abitativo di Ferrara è individuabile nel sito dell’antica cattedrale di San Giorgio fuori le mura.

Strappata dai Longobardi all’Esarcato d’Italia di cui faceva parte, quindi conquistata dai Franchi e donata al papa, divenne nel 984, su concessione di Papa Giovanni XV, feudo di Tedaldo di Canossa. In età romanica la città prese a svilupparsi maggiormente sull’altra riva del Po mettendo in ombra il Borgo San Giorgio e di conseguenza la sede vescovile venne spostata nel 1135 nell’attuale Cattedrale di Ferrara esattamente nel centro della città. Furono questi gli anni delle prime manifestazioni dell’autonomia cittadina che vide la nascita di un piccolo governo comunale nel XII secolo. La città iniziava così a urbanizzare il proprio territorio grazie alla costruzione di numerosi monumenti come la Cattedrale o il Palazzo del Municipio, e la realizzazione di nuove strade a partire dall’asse delle prime vie, Ripagrande e della sua parallela “di servizio” Via Capo delle Volte, che costeggiavano la riva del Po.

Il Palazzo dei Diamanti.

Dopo essere stata al centro di continue lotte fra le famiglie guelfe degli Adelardi e dei Giocoli quelle ghibelline dei Salinguerra e Torelli, passò definitivamente alla parte guelfa grazie al matrimonio di Azzo VI d’Este con l’ultima erede degli Adelardi. Ma l’instaurazione del ducato estense non durò a lungo: agli inizi del Trecento gli Este erano in conflitto con Bologna, Mantova e Verona e furono pertanto minacciati nel possedimento della stessa Ferrara. Azzo VIII d’Este chiese quindi aiuto a Venezia ottenendo rinforzi. Ma alla morte di Azzo III il trono passò al nipote Folco II d’Este e non a Francesco d’Este, escluso dalla successione. Francesco, per arrivare al possedimento del trono, offrì il feudo di Ferrara a Clemente V con in cambio il riconoscimento del suo potere sulla città.

Le truppe pontificie occuparono così Ferrara in nome della chiesa insediandovi il marchese Francesco d’Este. Il 1308 sancì l’inizio della cosiddetta guerra di Ferrara, terminata nel 1309, dichiarata da Venezia allo Stato della Chiesa dal quale aveva ricevuto ordine della restituzione della fortezza di Castel Tedaldo di proprietà ferrarese e allora in mano ai veneziani. Come conseguenza alla dichiarazione di guerra i legati di Clemente V lanciarono la scomunica al doge di Venezia e a tutti coloro che avessero sostenuto l’occupazione della città. Nonostante la successiva vittoria dei ferraresi e dello Stato della Chiesa su Venezia, Ferrara visse alcuni anni difficili prima del totale insediamento degli Este avvenuto nel 1332.

La seconda e più famosa guerra di Ferrara si svolse dal 1482 al 1484. Promotore ne fu Girolamo Riario, nipote del papa Sisto IV e signore di Forlì ed Imola. Girolamo, che voleva espandere il proprio dominio, promosse un’alleanza tra lo Stato della Chiesa e la Repubblica di Venezia, nel tentativo di impossessarsi di Ferrara. Nonostante qualche successo militare, la pace di Bagnolo non comportò però le modifiche che Sisto IV e Girolamo Riario desideravano.

Sin dal loro ufficiale insediamento gli Este governarono indiscussi sulla città per quasi tre secoli rendendola capitale di un piccolo, ma culturalmente attivissimo, Stato regionale. Il periodo aureo della città fu la seconda metà del Quattrocento sotto il potere di Leonello, Borso, ed Ercole I d’Este, quando alla corte ducale convenivano personaggi come Piero della Francesca, Pisanello, Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna e Rogier van der Weyden, mentre si era sviluppata una scuola ferrarese in pittura, con capiscuola del calibro di Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti e Francesco del Cossa. Il 1492 fu l’anno della più importante crescita urbanistica, l’Addizione Erculea progettata da Biagio Rossetti su ordine di Ercole I, che ampliò verso nord la città con uno schema razionale di vie e palazzi, uno dei primissimi progetti urbanistici in una città europea. Nel Cinquecento vissero in città grandi artisti (Dosso Dossi, Tiziano, Giovanni Bellini) e letterati (Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso).

Non è da dimenticare l’importante presenza alla corte estense d’un musicista come Luzzasco Luzzaschi, che forse fu l’autore delle musiche di scena per l’Aminta del Tasso e per Il Pastor Fido del Guarini. Il complesso eccellente del Concerto delle donne (tre virtuose cantanti e strumentiste) era anche un asso nella manica diplomatico della corte estense, che invitava ai concerti riservatissimi soltanto nobili e diplomatici che riportavano nei propri paesi la fama della musica raffinata di Ferrara. Giacché si trattava di musica vocale (in genere di madrigali), assieme alla fama della musica veniva riaffermata l’eccellenza dei poeti d’ambiente ferrarese i cui testi erano musicati. Dopo l’acquisizione di Ferrara da parte dello Stato della Chiesa, e la dissoluzione del raffinato ambiente cortese, Girolamo Frescobaldi, allievo di Luzzaschi, fu accolto a Roma addirittura come organista in San Pietro. Particolarmente importante la vita intellettuale dello Studio ferrarese, dove lavorarono personalità del calibro di Guarino Veronese, Celio Calcagnini, Giambattista Giraldi Cinzio e Giovan Battista Pigna.

Nel 1598, a causa della mancanza di figli legittimi del duca Alfonso II, il papa Clemente VIII si riappropriò del feudo e la città entrò bruscamente a far parte dello Stato Pontificio. Perdendo il suo status di capitale per divenire semplice città di confine, Ferrara andò incontro ad un inevitabile declino. (Emblematica la sorte della seicentesca Fortezza Pontificia smantellata a furor di popolo durante la Campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte del 1796, riedificata nell’Ottocento dagli austriaci e definitivamente demolita nel 1859, quando Ferrara entrò a far parte del Regno di Sardegna). Nell’Ottocento la città visse una ripresa economica grazie alla scoperta della vocazione agricola, mentre è più del secolo successivo la riscoperta e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico cittadino, culminato con l’inclusione della città nella lista del Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 1995.

“Tratto da: Wikipedia”

LA CUCINA FERRARESE

Foto d’epoca.

Il mestiere dello scalco, o cuoco, a Ferrara è una vera arte dal 1500, da quando i cibi preparati alla corte degli estensi venivano degustati da principi e duchi; una corte dove il piacere della tavola era curato con amorosa passione. Senz’altro fra gli scalchi più famosi ci fu Cristoforo da Messisbugo, morto nel 1548, e Cristoforo da Zeffirano, scalco molto conteso tra gli Estensi e i Bentivoglio di Bologna. Giambattista Rossetti non era un cuoco ma un acuto cronista dei banchetti ducali che ci ha lasciato un libro “dello scalco” (stampato a Ferrara nel 1584) in cui si descrivono i banchetti propiziatori iniziati nel 1460 allestiti per festeggiare le nozze tra Alfonso II e Lucrezia Medici. Ercole I° si distinse dai suoi predecessori per l’amore di circondarsi dei migliori cuochi del tempo: ogni occasione era buona per imbandire una tavola, ma anche il popolo pareva gioire della prodigalità della corte, al punto che uno storico imolese scrisse che i ferraresi erano nemici del vivere malinconico.
Dalle antiche ricette delle corte estense ancora oggi viene tramandata la salama da sugo, un insaccato di maiale arricchito di spezie e vino e fatto stagionare, il pasticcio di maccheroni, il pampepato ferrarese, dolce creato nel Seicento dalle monache del convento Corpus Domini per la corte e i prelati. La cucina a Ferrara mescola il grasso fondo padano a delicatezze francesi provenienti da ricette che Renata di Francia importò quando venne sposa.

Il pane di Ferrara, definito da Riccardo Bacchelliil migliore del mondo, è sempre stato un gioiello della produzione culinaria ferrarese; un sapore unico che ha come ingrediente segreto l’acqua e l’aria e quindi la lievitazione. La famosa “ciupèta” (coppia) forse nasce da un carnevale del 1536 durante il quale fu presentato un pane ritorto che a noi piace pensare nei famosi “grustin”(crostini).

Comunque, nelle generazioni future, si continuò a rispettare l’arte della gastronomia sfruttando le tante ricchezze della terra, così i ferraresi si sono tramandati ricette e tradizione, piatti poveri e gustosi insieme a eleborate ricette di pesci e selvaggina, che si possono ritrovare nelle proposte dei nostri ristoranti.

Tratto dalla “Cucina e folclore ferrarese” ed. Ferrara Libro 1985
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